Cambio di prospettiva?
Scritto il 07 ott 2008 da HoldMe // News, Persone, Tecnologia & Web.
Come sempre i cambiamenti vengono da oltralpe. In questo caso dall’Inghilterra, dove oltre 60 aristi hanno formato la Featured Artist Coalition, con lo scopo di cambiare le normative sui diritti d’autore per adeguarsi al mercato digitale.
Ed i nomi sono di un certo peso: Radiohead, Iron Maiden, Robbie Williams, Billy Bragg, David Gilmour, The Verve, Kaiser Chiefs, Paul Oakenfold, Travis…
In breve: si chiede che gli artisti abbiano più controllo della propria musica e più voce in capitolo nelle strategie di marketing, soprattutto che l’artista possa dire la sua nella negoziazione dei contratti derivati dalla flessibilità digitale che assume la musica (suonerie musicali per cellulari e distribuzione via Internet in primis).
Come? I diritti delle produzioni rimangono ai musicisti, che possono affittarli successivamente alle etichette discografiche,e quindi possono sapere cosa viene venduto, a chi e in che modo, in quale contesto. Ed è questa la vera rivoluzione, visto che ora sono le etichette a detenere i diritti e a poterli gestire come preferiscono.
In pratica: si riuscirà a convincere la Disney a far decidere a Topolino come devono svilupparsi le proprie storie, lasciandolo libero di vivere la propria vita?
Fuor dall’ironia: è già da un sacco di tempo che si parla della crisi delle vendite dei cd a causa degli alti costi, i negozi di musica digitale sono sempre più diffusi e il social networking (Blip.fm e Last.fm in primis) si sta espandendo anche in direzione musicale.
Servirà questa iniziativa ad aprire gli occhi alle major?








































Federico Moretti (AKA "fedmor")
ott 07, 2008, 11:16Probabilmente, come da Plurk, non sarà sufficiente: come “fruitore” (di nicchia, peraltro) di musica, penso che l’unica scelta intelligente perché le imprese di produzione sopravvivano e gli artisti continuino a “vivere” di ciò che creano è che vengano distribuiti gratuitamente gli MP3 e che si trasferisca il pagamento dai diritti alla performance – un po’ come BookCrossing, insomma: puoi fruire della proprietà intellettuale, ma se vuoi il supporto “impacchettato” paghi i costi di produzione –; ciò peraltro andrebbe a vantaggio dei concerti e della maggiore produttività degli stessi autori (che sarebbero costretti a creare contenuti più ricercati). Edizioni speciali, cofanetti e quant’altro resterebbero acquistabili presso i rivenditori abituali — esattamente come i supporti ottici, che hanno una qualità superiore all’MP3 compresso e non andrebbero sparendo (a patto di riequilibrarne il rapporto tra costi di produzione e prezzo al pubblico). Dubito che qualcuno lo farà mai, però…
Albo
ott 07, 2008, 11:26considerando che qui ora si vogliono vendere come cd(e immagino facendole pagare allo stesso esorbitante prezzo) le memory card con gli mp3(cioè, vendono musica compressa, deteriorata) la soluzione inglese sembra quasi saggia! Comunque, sono d’accordo con @fedmor: il guadagno principale degli artisti dovrebbe venire dalla performance, poi mi sta bene magari pagare 99 centesimi un mp3, se mi piace… è molto meglio di spendere svariate decine di euro per un cd con 1 pezzo carino e 10 pezzi orrendi messi per fare numero. il mercato della musica su supporti dovrebbe ridimensionarsi limitandosi più alle edizioni di lusso o al collezionismo, o in generale a chi preferisce avere il cd piuttosto che un file sul computer. E magari anche il vinile
molengai
ott 07, 2008, 11:59io non sono un grande ascoltatore di musica
ho pochissimi cd ed in genere mi accontento di ciò che passa la radio
credo sia giusto che siano gli autori a gestire maggiormente i loro prodotti e spero vivamente che questo porti ad una riduzione dei costi