E’ una della sei nazioni celtiche. Qui si sono formati i Bee Gees ed è nato Rick Wakeman.
D’ora in poi l’Isola di Man sarà ricordata anche per altro: il ministro dell’economia Ron Berry ha annunciato che si sta procedendo all’analisi di fattibilità di una licenza globale (blanket license) che dia la possibilità agli utenti di scaricare via P2P tutti i brani che desiderino, semplicemente pagando un forfait.
Questa tassa renderebbe “legali” gli scambi di file musicali e dunque gli occhi delle major sono puntate su questo piccolo “paradiso fiscale”, il quale dipende dalla Corona britannica, ma non fa parte politicamente nè del Regno Unito nè nell’Unione Europea. Tale soluzione risolverebbe i problemi geografici: l’Isola di Man è sperduta nel Mar d’Irlanda e il download eliminerebbe i costi di trasporto per i suoi 80.000 abitanti.
La tassa dovrebbe essere annuale, sul modello delle pay tv, e Ron Berry ha affermato di voler intavolare le trattative con le major: “Non staremmo facendo ciò se non pensassimo d’avere del supporto da parte dell’industria discografica. E finora abbiamo avuto ottimi aiuti”. Tuttavia Geoff Taylor, Ceo della British Phonographic Industry, ha espresso il suo parere negativo circa tale tassa governativa.
Secondo quanto afferma Gerd Leonhard, autore e divulgatore di nuovi media: “Se potessimo avere una licenza in grado di far pagare a chi si connette a Internet un solo euro al mese per poter scaricare liberamente la musica, l’industria potrebbe guadagnare 500 milioni di euro al mese, circa 26 miliardi di euro l’anno”.
Uno studio di Cisco Systems ha dimostrato che il peer to peer costituisce circa il 50% del traffico internet mondiale: confrontando questo dato con il risultato dello studio della International Federation of Phonographic Industry, dal quale risulta che il 95% dei brani scaricati da Internet è illegale, si può facilmente dedurre che gli unici a guadagnare dal file sharing sono le compagnie telefoniche che forniscono la banda larga.
Feagarl Sharkey, amministratore delegato di UkMusic, l’associazione dei discografici, artisti e produttori inglesi, ha dichiarato: “Il file sharing on line va trasformato in un opportunità, in una fonte di ricavi”.
Sarà questo il futuro della distribuzione musicale?
YouTube continua a far parlare di sè. Dopo i sottotitoli, il formato 16:9 e la disponibilità di video in formato HD, il sito di video in condivisione ha (almeno) tre novità tra migliorie tecniche e accordi commerciali.
1. Il mute su materiale coperto da copyright. Una volta si procedeva alla rimozione del video, adesso si procede alla disattivazione del canale audio nei video contenenti materiale coperto da copyright. In questo modo il video rimane ancora visibile, continuando a incrementare il database di YouTube, ma chi ricercava video di canzoni famose per estrarre la traccia audio da caricare sul proprio lettore mp3 non riuscirà più farlo. Per ovviare al problema dei video muti, Youtube mette comunque a disposizione alcune tracce audio libere, e il team di Youtube fa sapere che “invece di eliminare automaticamente i video da YouTube, diamo agli utenti la possibilità di modificare il video, eliminando la musica soggetta a diritto d’autore e caricare una nuova versione, e molti stanno scegliendo tale opzione”.
2. Download diretto. Da pochi giorni è possibile scaricare i video presenti nel database senza utilizzare siti esterni o script. Al momento il servizio è in fase di test tramite il canale del neoeletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama, i cui video sono disponibili in formato Mpeg4 H264, con un bitrate pari a 460KB/s, di certo molto superiore ai video presenti al momento su YouTube. Questa è una vera rivoluzione anche nella concezione stessa del sito di video in condivisione, ma rimane da risolvere la questione dei contenuti protetti da copyright che sfuggono al controllo, i quali costituiscono una grossa percentuale del database stesso.
3. Televisione. Youtube sbarca anche sulla televisione tradizionale, ma per farlo usa un escamotage: è stata inserita un’area accessibile a Youtube nelle console Wii e PS3 connesse a Internet. Tale area è ottimizzata per la visualizzazione su tutte le televisioni di casa e, come riporta il blog di YouTube, “offre un’esperienza di visualizzazione davvero entusiasmante, consentendo di guardare, scoprire e condividere i video di YouTube su tutti i display con sole poche pressioni dei tasti del vostro telecomando”. Tale versione beta di YouTube per ora è disponibile in 22 paesi e in 12 lingue differenti.
Rieccoci: dopo quanto successo a Guns n’ Roses, Metallica, Ac/Dc e U2, anche The Boss è incappato nel problema dell’album disponibile su Internet prima dell’uscita ufficiale nei negozi, che in questo caso doveva avvenire il 27 gennaio.
“Working on a Dream”, con tanto di copertina, nel P2P. Ma Springsteen probabilmente se l’aspettava, visto che l’album era stato preannunciato sul web secondo la prassi consolidata: sul sito del Boss vi è il preascolto di trenta secondi di tutti i pezzi, per una settimana sarà possibile scaricare gratis un pacchetto contenente la nuova Lucky day e la classica Born to run, inoltre due brani (Lucky day e Like itself) sono stati messi su YouTube con il corredo di video di studio. E, si sa, l’impazienza è sempre in agguato, soprattutto se qualche addetto alla catena di produzione o qualche giornalista che aveva ricevuto la demo in anticipo decide di condividere la propria anteprima con il resto del mondo.
O forse può essere considerata una “azzardata” operazione commerciale anche questa, giusto per far parlare di sè in qualche modo? D’altrone è noto che il leak ha, dopotutto, anche un fattore positivo dal punto di vista del marketing: crea aspettativa ed eco. A questo punto occore soltanto cavalcare l’onda di marketing che si crea: come? Anticipando l’uscita dell’album.
La redazione del blog di RadioSNJ da il benvenuto a tre nuovi autori: Clockwise, Fedmor e Locataire.
Tre modi differenti di vivere la musica, tre modi diversi di raccontarla, come si potrà vedere nei prossimi mesi.
Ricordiamo a tutti che “Quando l’etere ti addormenta” è un blog in divenire, se volete collaborare con noi, scriveteci a promotion@radiosnj.com.
Da un lato impegnato nel sociale, dall’altro attento agli affari anche al costo di tradire delle amicizie. Secondo quanto riportano The Inquirer e Repubblica.it, il Ceo Apple e il leader degli U2 sarebbero alle strette, a causa di un investimento da 100 milioni di dollari da parte di Bono nella Palm, rivale dell’azienda di Steve Jobs.
Sono stati presto dimenticati gli attestati di stima reciproca, come quando nel 2003 Bono Vox, intervenendo via satellite al MacWorld di San Francisco, aveva acclamato Jobs come il “Dalai Lama dell’Integrazione“, oppure Steve Jobs, restio a eventi pubblici, partecipava ai concerti della rock band irlandese e la Apple commercializzava l’iPod marchiato U2.
Tutto dimenticato nel tempo di un investimento da 100 milioni di dollari: Bono Vox è socio della Elevation Partners, una venture capital di Silicon Valley con investimenti dal gruppo editoriale Forbes al produttore di videogames BioWare/Pandemic Studios, e ha appena investito 100 milioni di dollari nella Palm Inc, che in questo momento è in competizione serratissima proprio con la Apple. Infatti la Palm, per contrastare l’arretramento nella leadership del mercato subita negli ultimi anni e per rimediare alla perdita di 500 milioni di dollari dell’ultimo trimestre, è impegnata nel lancio del più probabile e credibile concorrente dell’iPhone, secondo quanto affermato da molti analisti.
Questa è solo una delle ultime azioni di allontanamento tra Bono e Steve Jobs: lo scorso anno Bono era apparso in un tributo televisivo accanto a Bill Gates, in occasione dell’annuncio del suo ritiro, e un paio di settimane dopo, a Davos, presentò con Michael Dell, un altro celebre concorrente di Jobs, l’iniziativa “Red” per combattere l’Aids in Africa. Ma a questo bisogna anche aggiungere la questione del 2006 delle “stock option retodatate”, che ha visto protagonisti Jobs e Fred Anderson, all’epoca del dolo CFO della Apple e ora partner della Elevation.
Think Different. Fin dal 1984 la Apple si è distinta per originalità di pensiero, ma spesso conviene non lasciarsi abbagliare dal fascino dell’innovazione supportato da cotanto nome, altrimenti ci troveremmo a desiderare un improbabile Macbook Wheel dal costo di ben 9.960 dollari per la versione da 40 GB.
Qualcuno ha già abboccato, ma bastano poche considerazioni per svelare l’arcano. Il video era già disponibile da lunedì 5 gennaio, mentre il Keynote ‘09 si è tenuto soltanto ieri, 6 gennaio; inoltre viene mostrato Steve Jobs mentre presenta questo nuovo improbabile notebook: peccato che già da tempo fosse stata annunciata l’assenza del CEO, suscitando dubbi circa il suo stato di salute.
Se questo non dovesse bastare, ci sono anche le improbabili frasi mostrate come suggerimento nel video: “The amiable coccodrile brushed his teeth with a toothbrush” oppure “The actor asked for redemption”. Per non parlare del testo dell’email: “Dear Robber, You wont believe where I am# Jim at the Mac Expo and I am USING thep colic new Mac wheel laptop. I’ll BET YOU are JEAlouz”.
Le novità del Macworld Conference & Expo ‘09 sono ben più realistiche: Mac OS X 10.6 Snow Leopard, iPhone Nano, MacBook Pro Unibody da 17 pollici, MacBook Touch, NetMac, Mac Mini ed infine iWork ed iLife. Insomma, per la “ruota” dobbiamo aspettare ancora un po’.