I pirati svedesi alla conquista dell’Europa
1 Comment // Scritto il 08 giu 2009 da HoldMe // News, Persone, Tecnologia & Web
Tra i 18 europarlamentari svedesi, in questo turno di elezioni europee ora vi sarà anche un pirata. Difatti il Pirat Partiet (Partito Pirata) svedese, che si batte per la libertà dei contenuti su Internet, ha ottenuto un seggio al parlamento europeo, secondo i risultati provvisori, con il 7,1% dei voti, e il capolista Christian Engstrom ha dichiarato che si tratta di un risultato “fantastico”.
Il Pirat Partiet svedese è nato nel 2006 per chiedere la riforma del diritto d’autore, l’abolizione del sistema dei brevetti e la diminuzione dei controlli sul web, ma alle elezioni politiche dello scorso gennaio aveva ottenuto soltanto lo 0,6%. Tuttavia a metà aprile la condanna al carcere di tre fondatori del sito di scambio di file “The Pirate Bay” ha contribuito a far conoscere il Pirat Partiet, sebbene le due cose abbiano in comune soltanto il nome, portandolo alla conquista di un seggio nel corso di queste elezioni europee 2009.
Il leader del Pirat Partiet, Rick Falkvinge, ha aggiunto che l’improvvisa popolarità del suo partito è riconducibile anche al dissenso per la nuova legislazione svedese, che autorizza i titolari dei diritti d’autore a tracciare gli indirizzi IP dei presunti responsabili del download illegale.
3 euro al mese: questo è quanto, d’ora in poi, occorrerà pagare per ascoltare lo streaming musicale di Last.fm. Ma non se abiti negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Germania, dove rimarrà gratuito. E così, infine, le major hanno avuto la meglio, ma non ovunque: in alcune nazioni gli accordi con le associazioni di categoria hanno permesso di mantere il servizio così come è.
I tempi si evolvono e le dimensioni delle tecnologie, così come le aspirazioni, sembrano muoversi come le onde del mare. Tempo fa (tanto tempo fa, informaticamente parlando), tutto tendeva al “grande”. La grandiosità delle Piramidi, i fasti dell’epoca Rinascimentale, la Tour Eiffel. Poi la mareggiata è cambiata, e le aspirazioni si sono volte al “piccolo”: la televisione sempre più piatta (ma con una superficie sempre maggiore: ci deve essere sempre una eccezione che conferma la regola), il computer sempre più piccolo, il cellulare sempre più microscopico fino al limite dell’usabilità, gli storage di memoria sempre più vasti (l’eccezione, ricordate?) in spazi sempre più piccoli…





























